Report sulla conferenza del 16/05/16: "40 anni in 90 minuti"

Contributi di Aldi, Bocciero, Daluiso, Natalizio, Susini.

Dalla mattina di lunedì 16 maggio l’Ateneo romano LUISS Guido Carli si è colorato d’azzurro con l’esposizione nella sala delle colonne delle 4 coppe del mondo vinte dalla Nazionale Italiana: le due Coppe Rimet 1934 e 1938 e le due Coppe del mondo 1982 e 2006.

La giornata ha continuato a tingersi di azzurro anche nel pomeriggio, infatti, alle ore 14:30 è iniziato l’evento intitolato “40 anni in 90’ minuti” che ha visto personalità del calibro di Gianni Rivera (campione d’Europa 1968 e vice campione del mondo 1970), Antonio Cabrini (campione del mondo 1982), Demetrio Albertini (vice campione del mondo 1994), Simone Perrotta (campione del mondo 2006) e Pierluigi Collina (arbitro della finale mondiale 2002) tutti intervistati da due docenti di storia contemporanea, la professoressa Simona Colarizi dell’Università di Roma la Sapienza e il professor Giovanni Orsina, dell’Ateneo romano LUISS.

Prima di trattare importanti argomenti di impatto sociale degli ultimi decenni con i “campioni” presenti, l’evento, iniziato con due brevi interventi del Prorettore della Didattica LUISS Roberto Pessi e il direttore generale dell’Ateneo Giovanni Lo Storto, è passato poi per le parole del presidente della FIGC Carlo Tavecchio.

Nel suo intervento introduttivo, il Presidente federale Carlo Tavecchio ha sottolineato come lo sport e in particolar modo il calcio abbiano offerto spesso al Paese un’occasione di riscatto dopo alcuni periodi bui: “Lo sport – ha dichiarato Tavecchio - è parte dell'identità e della storia del nostro Paese. Sono orgoglioso di rappresentare la FIGC in questa sede. Il calcio è un fenomeno sociale che unisce e, soprattutto quando si parla in ottica azzurra, in alcune fasi storiche ha rappresentato delle gran belle rivincite per tutto il Paese. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra storia e delle nostre quattro stelle”

Si è passati, poi, ai veri e propri 90 minuti della “partita” e gli argomenti toccati, soprattutto attraverso aneddoti personali, sono stati tanti: dal denaro che ha invaso il mondo sportivo al rapporto con le tifoserie passando per le nuove tecnologie, dalla moviola in campo ai social networks, sino allo spogliatoi che nel tempo ha perso un po' quella sacralità. Tutto ciò raccontato dagli ospiti che con le loro parole hanno fatto una panoramica di oltre 40 anni facendo capire come il calcio ai tempi di Rivera era totalmente diverso da quello che ha lasciato Perrotta, gli ideali estremi di questa cronistoria.

ALDI

Simone Perrotta ha raccontato come, con l’avvento dei social, non esista più la privacy negli spogliatoi e come il rapporto con i tifosi sia cambiato negli ultimi anni in quanto il tifoso spesso e volentieri utilizza il calciatore come valvola di sfogo quando i risultati della squadra sono negativi.

Ancora Perrotta sostiene che il calciatore non debba per forza, come viene ultimamente detto, essere una persona a cui ispirarsi e da prendere come esempio perché lui si è sempre sentito una persona come tante, nonostante la popolarità.

Demetrio Albertini, cresciuto nel settore giovanile del Milan, ricorda il suo esordio in prima squadra negli anni dell’avvento di Berlusconi. Inoltre racconta con un aneddoto personale come il tifoso negli anni abbia rivoluzionato il proprio modo di vedere il calcio; infatti se vent’anni fa il sogno di qualsiasi persona appassionata al calcio era quello di diventare calciatore adesso le persone si rispecchiano più in ruoli da allenatore e addirittura di manager.

Pierluigi Collina ha ricordato il rispetto di cui l’arbitro godeva in quanto istituzione e ha raccontato come un tempo l’arbitro era un dilettante ora invece va in ritiro e si allena come un calciatore. Ne consegue che il rispetto se lo deve guadagnare attraverso le qualità professionali.

Antonio Cabrini, forse il più nostalgico, insieme a Gianni Rivera sostiene di aver vissuto un’epoca molto più -romantica del calcio con meno soldi e più umanità e soprattutto si aveva più obbedienza verso i genitori e i superiori.

La battuta finale dell’evento è tutta di Gianni Rivera che chiude con un racconto di Diego Abatantuono: Diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi le foto ingiallite di padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli, l'altro è un popolare frate pugliese.”

BOCCIERO

DENARO. Sull'argomento soldi credo che la miglior testimonianza l'abbia data proprio Gianni Rivera. L'ex campione del Milan ha sottolineato di come oggi, purtroppo, il grande flusso di denaro che genera il mondo del calcio spinge sempre più i genitori a voler far emergere il proprio figlio con l'intento di sistemarsi per almeno un paio di generazioni. Dati alla mano però, per ogni 30 mila ragazzini che praticano calcio nei vari settori giovanili soltanto uno riesce a diventare un professionista.

TIFOSI. Simone Perrotta ha raccontato di come spesso ha vissuto male il rapporto con i supporters, soprattutto quando ovviamente il risultato della squadra era negativo. L'ex centrocampista della Roma e campione del mondo nel 2006 ha dichiarato che spesso i tifosi andavano oltre al consentito, superando anche quello che era il limite della persona umana. In pratica il calciatore è considerato spesso e volentieri come un oggetto sul quale sfogarsi senza rendersi conto che anche lui, esclusa la celebrità, è un uomo qualsiasi.

SOCIAL. Sempre l'ex giocatore giallorosso si è soffermato su come, oggi, lo spogliatoio non è visto più come all'inizio della sua carriera. Adesso con i social networks le cose si vengono a sapere tramite internet, anche nel singolo rapporto con un compagno di squadra. Quando era ancora un giovane aggregato alla prima squadra, ricordava che i primi cellulari non erano ammessi all'interno dello spogliatoio. Adesso invece vi entrano addirittura le telecamere delle varie televisioni perché con lo sviluppo anche della tecnologia e con la crescita commerciale del calcio sono cambiate le regole di comportamento.

VISIBILITÀ. Si è discusso tanto anche sulla notorietà che da il calcio e l'esempio sul quale più di altri si è discusso è stato quello relativo a Silvio Berlusconi. Demetrio Albertini, essendo cresciuto nel settore giovanile del Milan, è approdato in prima squadra proprio negli anni dell'avvento di Berlusconi, ed ha così potuto raccontare diversi aneddoti a riguardo. Il calcio è indubbiamente lo sport più seguito in Italia e questo può farti guadagnare visibilità nel momento in cui decidi di entrare a far parte di quel mondo. Anche se i risultati possono essere avversi.

DALUISO

Si è partiti dal più “giovane” dei protagonisti, Simone Perrotta. L’ex centrocampista della Roma e dalla Nazionale Italiana, ha sottolineato la grade influenza che la tecnologia ha avuto nella vita dei calciatori, mettendo in grande risalto gli aspetti dovuti alla nascita dei social media e ad una conseguente nuova “gestione” dello spogliatoio, oltre ai problemi legati alla privacy degli stessi sempre meno presente ai giorni nostri.

Demetrio Albertini, invece, ricordando la sua esperienza calcistica legata prettamente al Milan, ha evidenziato, invece, il forte cambiamento che ha subito il calcio italiano attraverso gli effetti della cosi detta legge “Bosman”, la quale ha permesso a tutti i calciatori dell'Unione Europea di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto, nel caso di un trasferimento da un club appartenente a una federazione calcistica dell'Unione Europea a un club appartenente ad un'altra federazione calcistica, sempre dell'Unione Europea, oltre al divieto alle leghe calcistiche nazionali degli stati UE, e anche all'UEFA, di porre un tetto al numero di calciatori stranieri qualora ciò discriminasse cittadini dell'Unione Europea.

La parola è passata poi, all’ “arbitro degli arbitri” Pierluigi Collina, il quale, invece, ha sottolineato il cambiamento nella gestione delle gare da parte della categoria, che ben rappresenta, grazie ai nuovi mezzi tecnologici, oltre ad una visione completamente nuova dell’arbitro come vera e propria professione e non più come:“ hobby per il tempo libero” cit. L’ex arbitro viareggino si è tra l’altro espresso su quella che è la probabile prossima frontiera tecnologica: la “moviola in campo”, esprimendo un parere positivo anche se a suo dire:” la moviola è efficacie, ma solo con risposte certe”.

Di pareri abbastanza simili, sono stati gli interventi di Antonio Cabrini e Gianni Rivera. L’ex esterno bianconero, ha sottolineato la propria impressione negativa che la tecnologia ha avuto sulla vita sociale dei calciatori da portare anche ad una “visione e gestione dello spogliatoio” completamente diversa: “Oggi vedo tutti i calciatori con queste cuffie enormi quando entrano allo stadio, dicono serva per concentrarsi, ai miei tempi la concentrazione era un atto di gruppo nello spogliatoio”. Sulla stessa lunghezza d’onda il parere del “Golden Boy” Gianni Rivera. L’ex centrocampista del Milan degli anni 60’-70’, quasi con un pizzico “d’invidia” verso i suoi colleghi più giovani, ricordava i suoi tempi, dove il calcio era sì più genuino ma la componente economica non era ancora cosi presente, dove i calciatori erano proprietà dei club e a suo stesso dire: “non volevo andare via dal Milan, e quindi sono stato costretto a comprarlo per poterci giocare ancora !”.

NATALIZIO

I soldi e lo sport: Dal punto di vista concreto, sono necessarie regole certe e limiti certi e omogenei per ogni sport. Bisogna fare chiarezza, nelle palestre, nel calcio, nel ciclismo. Ma questo discorso ha un valore se c'è un impegno di tutte le istituzioni sportive, a cominciare dal Cio, e poi , a scendere, delle federazioni, della Fifa, dell'Uefa. Ci vuole un impegno serio da parte dei dirigenti. Finché se ne vanno in giro ai convegni, facendosi pagare le vacanze per loro, per la famiglia e magari anche per qualche amico... beh, allora c'è poco da fare. Per debellare il binomio negativo tra soldi e sport bisogna riaffermare una cultura dello sport, dell'allenamento, della fatica, uno spirito che deve prevalere sul fare soldi ad ogni costo. I soldi in un contesto iper competitivo sono necessari ma devono essere sapientemente investiti e gestiti.

I social e i rapporti sociali face to face: ormai se ne parla da quando è nato il Web ed io ho la mia personalissima idea: il punto è che Internet è uno strumento e come tale deve essere usato. La tecnologia ci sta trasformando in persone "asociali" - Mark Bauerlein, sostiene che : “la crescita online produce un sottosviluppo intellettuale e un’ossessione per l’opinione dei compagni”. La verità è che per molti utenti, internet è una fonte di svago e di distrazione, che li allontana dalla vita comune e dalle relazioni sociali, sostituite da quelle virtuali. Non più ricerche con manuali ed enciclopedie che producevano effetti benefici sulla memoria e sulla cultura, ma ricerche copiate e incollate da internet che non fanno altro che degenerare il quoziente intellettivo, rendendo tutto più disponibile, semplice e intuitivo. Non più giochi nel cortile di casa con gli amici del paese, ma giochi in virtuale con sfide anche tra chi abita a due metri di distanza. Non più inseguimenti dell’amata/amato nel locale che frequenta con la speranza di trovarla/a, ma contatti Facebook, che rendono più semplice l’approccio e il corteggiamento. L’amore ai tempi di internet è meno personale e intimo e l’idea di identità viene oscurata da un’icona che identifica l’utente. Il timido ha più possibilità di approcciarsi attraverso il Social, ma limita la possibilità di migliorare le sue potenzialità perchè nascosto dietro al monitor del pc è meno capace di relazionarsi nel mondo reale. Non più curriculum portati a mano bussando alla porta dell’agenzia, ma invii random spersonalizzanti. La comunicazione tradizionale del faccia a faccia è stata sostituita da metodi più semplici e intuitivi, ma superficiali e opposte al senso comune di identità sociale. Internet è un modo per crearsi una seconda identità, ma allo stesso tempo uno strumento che non ci fa individuare punti di riferimenti condivisi come le piazze, il bar, la piazzetta del vicinato, la casa dell’amico dei giochi, ma un nuovo luogo di ritrovo mediatico che limita fortemente la personalità. E’ vero che Internet e i Social ci aiutano a trovare persone che non si trovano da tempo e a stringere nuovi legami, ma il cyberspazio è una realtà virtuale, non reale. anche qui, quindi, bisogna affermare il detto che il giusto sta nel mezzo. La tecnologia se usata per migliorare la vita ed i rapporti ha una funzione sociale ma se usata in maniera esclusiva ci trasforma in asociali.

Amarcord, un repertorio classico di chi non sa adeguarsi: La parola “generazione” si usa per riferirsi a delle fasce d’età o a dei lassi di tempo, passati o presenti. I più nostalgici ricordano la loro generazione ai tempi d’oro con la tipica frase “ai miei tempi non si…”, quasi per distaccarsi dall’odierno e considerare sbagliato ciò che fanno i ragazzi di oggi. Ma tra i tempi dei nostri nonni e i nostri c’è da considerare il grande sviluppo tecnologico avvenuto, che può essere considerato negativo dai più tradizionalisti, spesso una fascia d’età maggiore, o positivo, soprattutto dai nativi digitali. Questi ultimi ormai vedono l’informatica come parte attiva della loro giornata da quasi tutta la vita, non faticano a capire il funzionamento di un cellulare o tablet che sia; per contro, si puó comprendere il disorientamento di chi, per metà del suo vissuto, ha avuto confidenza con oggetti basici e in brevissimo tempo ha visto scomparire il suo pane quotidiano, sostituito da “aggeggi infernali”. Perché schierarsi da una delle due parti, se si sta a metà tra l’uso eccessivo dei mezzi tecnologici e il rifiuto di quest’ultimi? Anche chi appartiene di diritto alla generazione dei nativi digitali, quella innovativa, è consapevole di come possa essere facile cadere nella tentazione costituita da videogiochi, televisione, telefono cellulare e computer, che possono distrarre da quella che è la vera vita al di fuori delle quattro mura di casa. Proprio questo rappresenta un grandissimo problema, con l’innovazione tecnologica continua: l’uso sconsiderato dei nuovi mezzi da parte di alcuni giovani, fattore lamentato dalla generazione tradizionale, ma non bisogna generalizzare. È importante, quindi, conoscendone bene i limiti, moderare l’utilizzo della tecnologia, utilissima se sfruttata nel modo giusto. Inutile, ad esempio, passare ore e ore davanti alla schermata di un social media a leggere e curiosare nelle vite altrui; in certi casi, bisognerebbe riscoprire i valori dello sport e delle amicizie, che sanno trasmettere sensazioni vere. L’utilità della tecnologia, insomma, si scopre quando essa ti permette di agire semplificando dei passaggi o quando raggiungi un tuo scopo o completi un lavoro in maniera più comoda ed efficace, non quando dipendi da essa per crearti rapporti umani!

Insomma durante la conferenza si è parlato in maniera generica, sfiorando argomenti senza approfondirli, sembrava una rassegna di banalità. Non emergeva il punto di vista critico e ciascuno degli oratori non argomentava le sue teorie attraverso una comparazione con altri punti di vista. Con riguardo agli argomenti trattati riteniamo che non esistessero punti di visti corretti in assoluto, ma validi in parte. Insomma, tutti avevano ragione pur avendo torto.

SUSINI

Il fatto che ci fossero cinque fra i più importanti esponenti del mondo calcistico non deve far pensare che si è parlato esclusivamente di calcio o più in generale di sport, ma che, al contrario, il calcio sia stato il mezzo attraverso il quale rivivere e toccare con mano, molti temi che hanno coinvolto la nostra società in questo, abbastanza lungo, arco temporale.

Temi e considerazioni che sebbene visti in ottica sportiva, possono essere estesi anche ad altri ambiti della vita di tutti i giorni. Uno dei primi temi affrontati è stato quello del cambiamento, inteso in senso lato. È questo il concetto guida di tutta la conferenza, in quanto ogni partecipante, appartenendo ad epoche diverse ha raccontato e descritto le proprie esperienze e per ogni altro tema seguente emergeva sempre questo sub concetto di fondo. Cambiamento che ha riguardato in prima analisi la tecnologia e l’avvento dei social media: come ci ha raccontato Perrotta, ormai è fissa la presenza dei telefonini all’interno dello spogliatoio, cosa assolutamente vietata ai tempi, non così lontani, di Albertini. La presenza dei telefonini ha cambiato inoltre le dinamiche dello spogliatoio, sottolineate dallo stesso Perrotta, ma in particolare da Cabrini. Se infatti ai tempi di quest’ultimo (anni ’80) i rapporti, citandolo di persona, erano più genuini e la società calcistica era vista come una sorta di seconda famiglia, ora con l’avvento della tecnologia si è creata una diversa dinamica caratterizzata da una minore condivisione e la ricerca di una concentrazione sempre più individuale tramite uso delle cuffie e messaggi con amici, tanto per fare un esempio. Sta venendo a mancare quindi un importante valore sportivo: il gruppo.

È cambiato non solo il rapporto interno, ma anche il rapporto esterno con i tifosi; se prima con un tifoso potevi anche parlare in maniera confidenziale, ora i giocatori sono il più diffidenti ed evasivi possibile, poiché una mezza dichiarazione è subito condivisa in rete con tante altre parole di contorno di natura interpretativa. E’ cambiato inoltre il modo di giocare: si è passati da un calcio meno atletico, come ce lo racconta Rivera, ad uno più tattico come sottolinea Cabrini con la rivoluzione Ajax, ad uno più atletico e fisico dei tempi odierni dove i contenuti scientifici dell’atletica hanno preso il sopravvento, dimenticando forse la cosa più importante che dovrebbe caratterizzare gli allenamenti; la palla e quindi il gioco. È cambiata la struttura societaria dei club e il rapporto con i giocatori stessi. Cabrini ha infatti sottolineato che le figure importanti all’interno della società erano essenzialmente tre: Presidente, Direttore sportivo e Allenatore. Oggi non può essere più così; le squadre per essere competitive devono sapersi affacciare sui mercati e assorbire sempre più principi di natura economica, da qui è disceso un allargamento della compagine societaria. Rivera ha invece asserito che prima i giocatori erano proprietà dei club, mentre ora vige il rapporto contrattuale, sul quale la sentenza Bosman è stato una sorta di sparti acque. È cambiato il modo di vedere le partire, l’avvento dei media ha letteralmente invaso i palinsesti televisivi con i contenuti calcistici, rispetto ai semplici 45 minuti di una partita in differita degli anni ‘70/’80. Di conseguenza è cambiato il rapporto con gli sponsor: da una semplice fase di mecenatismo a vere e proprie partnership odierne. Per far ciò sono cambiate anche le leggi che si sono dovute adeguare e hanno legalizzato l’avvento di questo nuovo fenomeno di massa. È cambiato il ruolo dell’arbitro come sottolineato da Collina, soprattutto a causa delle tecnologie. Se prima infatti la figura dell’arbitro era quasi equiparata a quella di “giudice” e ciò che decideva era rispettato, ad oggi questo rispetto sta venendo forse a mancare anche a causa dei replay che rendono tutti consapevoli degli errori, tanto da richiedere ausili esterni durante lo svolgimento dei match stessi, per i quali Collina si è posto a loro favore, affinché diano però risposte certe, non ulteriormente equivocabili. Infine è cambiato il modo di pensare delle persone.

Albertini ha espresso molto bene questo concetto con un aneddoto, sottolineando come il modo di ragionare e di esprimersi delle persone sia frutto di quelle che sono le tematiche più sensibili o anche più di moda dei vari periodi che si vive. Altre tematiche poste in evidenza e che è bene riportare hanno riguardato in primis l’educazione, sul quale Cabrini ha insistito molto, sottolineando la scomparsa dell’ora di educazione civica dalle scuole. L’importanza dell’oratorio e della formazione/crescita per le strade; anche questa in forte diminuzione. L’importanza dell’investimento nei ragazzi delle giovanili. Il concetto di globalizzazione tramite gli oriundi e infine il concetto del momento del ritiro, assai delicato e malinconico per qualcuno e momento più facile da accettare per altri. Molti sono stati quindi gli aspetti toccati e quello che voglio evidenziare è che sebbene si sia parlato di sport, questi sono tutti concetti che valgono per la vita di tutti i giorni. I cambiamenti tecnologici, delle logiche imprenditoriali, delle regole, dell’educazione, il momento del ritiro, hanno dato spunto per riflessioni che possiamo estendere per molti altri aspetti della vita e che hanno permesso di sottolineare ancora una volta l’importanza che lo sport ha avuto nella storia, diventando esso stesso a volte la causa di cambiamenti e la chiave interpretativa di qualche era.

29/05/2016